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En quarante ans, ce collectif pionnier venu des Pouilles a considérablement rajeuni les rythmes frénétiques de la pizzica, une forme ancienne de l’exorcisante tarentelle. Sur Canzoniere, nouveau recueil de compositions, les musiciens n’ont jamais sonné aussi pop, confrontant même les rythmiques folles du grand tamburello à la gouaille du hip-hop. Sur scène, ce répertoire syncrétique prendra vie avec l’énergie qu’on leur connaît, dans un show très visuel grâce à la danseuse tourbillonnante qui les accompagne.

7Corriere: “When identity wins on the global market”

La pizzica di Mauro alla conquista
del mondo

Il successo internazionale del gruppo pugliese Canzoniere Grecanico SalentinoQuando l’identità vince nel mercato globale

 

FU UN PAIO D’ANNI FA, in Nuova Zelanda. «Avevamo appena finito di suonare al festival che si teneva ai piedi del vulcano Taranaki. Si avvicinò un uomo e ci disse: il vulcano non può parlare ma se potesse vi direbbe che gli piace ascoltare questa musica e che se potesse suonare la suonerebbe». Certo era uno strano complimento, ma Mauro sorrise, ringraziò e mise via quel ricordo come fosse un piccolo gioiello da tenere sempre in tasca. L’altro giorno l’ha ritrovato mentre parlava di sé e del suo Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo storico di world music capace di generare incontri fortunati fra le melodie della tradizione e il sound moderno dalle incursioni rock. Pizzica ed «energia geotermica del Mediterraneo», per dirla con le parole dello scrittore Erri De Luca. Lui è Mauro Durante, leader che offre voce, percussioni e violino al Canzoniere, creatura voluta 42 anni fa da suo padre Daniele e affidata a lui nel 2007. Si intitola Canzoniere anche il nuovo album della band, 12 brani realizzati sull’asse Lecce-New York e impreziositi da collaborazioni come quella di Justin Adams (chitarra inglese al fianco di Robert Plant), Piers Faccini (cantautore anglo-francese) o Marco Decimo (per anni al violoncello accanto a Ludovico Einaudi). Copertina: una bottiglia di Coca-Cola (creata dal collettivo artistico Casa a Mare) che simboleggia il mondo come contenitore ed è piena di salsa di pomodoro, materia dalla dimensione planetaria e locale allo stesso tempo.

«Siamo felici perché le reazioni della critica, specie quella internazionale, sono eccezionali» dice Mauro emozionato dai risultati incassati dall’album in queste prime settimane. «In un panorama globalizzato» – riflette – «è fantastico riuscire a fare qualcosa che ti rende unico e che è fortemente identitario nonostante l’apertura verso l’esterno». Il ricordo va al giorno in cui suo padre gli disse che il gruppo sarebbe passato nelle sue mani. «Capii all’istante che avrei dovuto puntare sul mercato internazionale e puntare sulla pizzica che all’estero era una specie di terreno sconosciuto. Fra il 2011 e oggi abbiamo organizzato diversi tour negli Stati Uniti e molto altro». Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda, appunto. E poi lo Sziget Festival di Budapest, il Festival internazionale di jazz a Montréal, il Celtic Connections di Glasgow, lo Sxsw Music Festival in Texas… Il risultato è quello che Mauro descrive come «il sogno che stiamo vivendo, cioè poter portare la musica della nostra Terra nel mondo».

«UN TRIONFO. Un suono straordinario e inebriante» dice The Guardian; «Un vero tornado» scrive il New York Times; «Una vitalità che a ogni passaggio ti trascina con sé», aggiunge Libération. Ti trascina e ti costringe a seguire il ritmo della musica come fa Silvia Perrone danzando, ti coinvolge come fa Alessia Tondo cantando. E ancora: Emanuele Licci (voce, chitarra, bouzouki), Giulio Bianco (basso, zampogna, armonica, flauti e fiati popolari), Massimiliano Morabito (organetto) e Giancarlo Paglialunga (voce e tamburello). Chissà se il vulcano Taranaki ha imparato i loro nomi ad uno ad uno.
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World Music Central review

“I’m not sure if the term “mind-blowing” is still in the accepted lexicon, but this album fits that description in a most satisfying way”

Grandly combining Italian traditional music with jolts of contemporary Western pop, Canzoniere Grecanico Salentino strike a tasty, dance-ready balance on Canzoniere (Ponderosa Music Records, 2017). CGS are one of those bands that can seemingly do it all, mixing accordion, uniformly rhythmic clatter and a reggae feel on “Ientu,” infusing “Moi” with a start-and-stop techno stomp that dramatically punctuates the traded vocals, builds simplicity into complexity in nothing flat with help from guitarist Justin Adams on “Aiora” and erects walls of sound throughout using instruments and voices that are organically and electronically symbiotic. I’m not sure if the term “mind-blowing” is still in the accepted lexicon, but this album fits that description in a most satisfying way.

 

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4 stars review on The Times and The Sunday Times

and from London a new 4 stars review on The Times and The Sunday Times!!

“The band’s mesmeric pizzica folk style blends into soul ballads and hooky-heavy pop anthems that Durante created with some big hitting New York songwriters. Canzoniere, full of character and colours, does not compromise its gutsy pizzica roots”.

 

CGS is the more easily pronounced acronym for the dynamic south Italian folk group Canzoniere Grecanico Salentino. Their leader, the violinist Mauro Durante, is probably the most exciting feature on Ludovico Einaudi’s world-conquering chill-out albums. This is a record also looking for an international audience. The band’s mesmeric pizzica folk style blends into soul ballads and hook-heavy pop anthems that Durante created with some big-hitting New York songwriters. Such projects can yield vapid crossover gloop, but Canzoniere, full of colour and character does not compromise its gutsy pizzica roots.

Of course, Anglo-Saxons will have to conquer their suspicion of listening to anything not sung in the Queen’s English (why no translation of lyrics in the sleeve notes?), but Canoniere is worth the trouble.
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“Canzoniere”: con lo sguardo al Nuovo Mondo e i piedi saldi nella tradizione

 


“Canzoniere”: con lo sguardo al Nuovo Mondo e i piedi saldi nella tradizione


Con l’ultimo lavoro discografico, il Canzoniere Grecanico Salentino si protende verso la world music con la maturità di chi sa perfettamente da dove viene

LECCE – La prima volta che mi sono trovato davanti Mauro Durante fu a Pisa. Correva uno degli anni a cavallo del 2000, non ricordo bene quale perché ora ne ho 40: io studente universitario, lui talentuoso musicista. Si festeggiava il Giugno Pisano e nel foyer del Teatro Verdi si esibiva l’Ensemble di Terra D’Otranto e Durante il giovane, che non era ancora maggiorenne, suonava tamburelli e tamorre.

L’ultima è stata invece ieri, nel concerto di presentazione di “Canzoniere” ai Cantieri Teatrali Koreja, freschissima fatica del gruppo – il Canzoniere Grecanico Salentino, appunto – che dirige dal 2007, in una sorta di continuità familiare con il padre Daniele, tra i fondatori e leader della compagine.

Tra i due estremi temporali c’è un percorso profondo e sudato di crescita artistica e maturazione personale, la sua ovviamente, di cui un passaggio fondamentale, a mio parere, è stata la stretta collaborazione con Ludovico Einaudi che, per due edizioni maestro concertatore della Notte della Taranta, lo ha voluto come suo più stretto collaboratore e lo ha educato ad avere una visione. Detto questo, mi pare di poter dire che “Canzoniere” rappresenta un punto di svolta nella storia della musica popolare salentina che diventa world music senza che questa evoluzione possa essere accusata di tradimento.

Prodotto tra Lecce e New York (Joe Madrin) per l’etichetta Ponderosa Music Records, il nuovo cd si dichiara già in copertina per quello che è: un concentrato di tratti fortemente identitari in un contenitore globale, esattamente come la salsa di pomodoro nella mitica bottiglia di vetro della Coca Cola. Certo, è una roba che Durante e pochi altri si possono oggi permettere di fare: tra questi certamente Giancarlo Paglialunga (voce, tamburello, calebasse), Emanuele Licci (voce, bouzouki, chitarra), Massimiliano Morabito (organetto), Giulio Bianco (zampogna, ciaramella, clarinetto, basso, flauti, armonica, campionamenti), compagni di avventura e di grande spessore. Una nota a parte la merita Alessia Tondo, che la maggior parte dei nativi hanno imparato a conoscere per aver cantato con i Sud Sound System nel 2003 “Le radici ca tieni”. Nulla di nuovo quindi per quanto riguarda la sua eccezionale voce e nemmeno per la sua disinvoltura nel battere il tamburello (che non guasta mai), ma non deve passare in secondo piano il fatto che è anche l’autrice di alcuni brani – Ientu, Tienime e Ayora – i primi due dei quali sono delle armoniose e per certi versi struggenti ballate che costituiscono punti cardinali di questo lavoro (così come Con le mie mani, dello stesso Durante).

“Canzoniere” contiene su dodici brani una sola pizzica tradizionale “Pizzica de sira”, ma la sua collocazione al centro della scaletta appare come una rassicurazione, il segnale di una consapevolezza, quella di non aver smarrito le coordinate della partenza anche se si è felicemente protesi verso le opportunità e le suggestioni del Nuovo Mondo (inteso anche come potenziale di pubblico internazionale fino ad oggi del tutto ignaro). L’ancoraggio alla tradizione è del resto tangibile in tutte le tracce, quando le melodie vengono dilatate, fin quasi a essere arrestate, e i testi cantati in stili diversi, attraversando il pop e molto altro ancora. Non c’è insomma trasfigurazione anche se la raccolta è una sfida ambiziosa, perché c’è perfetta padronanza filologica e artistica dei ferri del mestiere.

Le movenze di Silvia Perrone (moglie di Mauro Durante e ballerina da sempre molto apprezzata) servono a ricordare, per questo tipo di musica, l’importanza della grazia ma anche della grammatica dei passi perché le pizziche e le tarantelle non si possono ballare così come a uno gli viene in mente. Sia esso anche un affermato coreografo di questo cavolo. Andate dunque a sentire “Canzoniere”: stasera il concerto è ancora ai Cantieri Koreja, dopo di che inizierà un tour europeo. E anche se non proprio tutto vi dovesse convincere, sappiate che siete in buone mani: soltanto se sai da dove vieni, capisci fin dove puoi andare. Un lusso per pochi, oggi, nel panorama musicale salentino.

– Gabriele De Giorgi

 

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Canzoniere Grecanico Salentino: Drums like Drum Machine

No Interview – Canzoniere Grecanico Salentino: Tamburi come Drum Machine

“Canzoniere” è il nuovo album del Canzoniere Grecanico Salentino, album raffinato e moderno, in cui i tipici tamburi vengono suonati come delle drum machine e gli strumenti tradizionali si affiancano a chitarre elettriche e bassi synth. C’è il Salento e l’America, tradizione e innovazione.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Mauro Durante per conoscere meglio questo “raccolto” di canzoni.

In che senso Lecce incontra New York in questo nuovo album?

Abbiamo avuto la fortuna di avere un produttore newyorchese, Joe Mardin, che è anche coautore di 3 brani. Inoltre, altri brani sono nati dalla collaborazione con grandi musicisti newyorchesi come Scott Jacoby, Steve Skinner, Rasmus Bille Bähncke, Michael Leonhart.

Bellissima la copertina che avete scelto. Come vi è venuta in mente l’idea di rappresentare la vostra musica con due prodotti simbolo di mondi apparentemente così diversi?

Proprio come i nostri nonni usavano la bottiglia di coca-cola come contenitore della loro salsa di pomodoro fatta in casa, noi usiamo il contenitore “canzone” per la nostra salsa fatta in casa: la nostra musica, le nostre parole, il nostro vissuto e quello che noi siamo. La salsa di pomodoro conserva la sua straordinaria forza identitaria anche dentro quella bottiglia, quello che vogliamo faccia la nostra musica quando si apre al mondo.

Perché lo definite un “raccolto” di canzoni?

Perché ci piace pensare che lo abbiamo composto “raccogliendo” canzoni.Ognuna di quelle canzoni è stata seminata dopo aver preparato con cura il terreno, poi curata per farla crescere bene, e l’abbiamo raccolta solo quando era matura.

Che messaggio volete lanciare con questo album?

Un messaggio di contatto, apertura e fiducia verso il mondo. Riscoprire l’uso delle mani come mezzo per toccarsi, proteggere e resistere.

In che modo gli strumenti della vostra tradizione posso fondersi con quelli elettronici?

In realtà in questo album di elettronico c’è solo la registrazione etnografica messa in loop all’inizio de Lu Giustacofane, e l’uso di strumenti analogici elettronici come il basso moog, che però era già presente nel nostro album precedente. Le percussioni possono dare l’impressione di essere elettroniche, ma in realtà sono i nostri tamburi a cornice suonati con le nostre mani.

Si può essere moderni senza perdere la propria memoria storica?

Non si può essere moderni senza memoria storica, mancherebbe il punto di riferimento.

Ci parlate delle varie personalità che si sono avvicinate a voi in questo album e di come sono nate queste bellissime collaborazioni?

Le collaborazioni secondo noi non devono mai essere fini a se stesse, o fatte solo per inseguire il “nome” dell’ospite di prestigio. In “Canzoniere” ogni cosa è al servizio della canzone, questa è la base comune della scelta di Marco, Justin e Piers: erano semplicemente perfetti per quelle canzoni. Sono tutti nostri amici e grandissimi musicisti, che abbiamo incontrato nelle nostre tante avventure musicali.

Domanda Nonsense: Qual è il luogo segreto della vostra terra che si deve visitare almeno una volta nella vita?

La nostra terra è così bella che risulta difficile indicare un luogo in particolare. Il nostro consiglio é di “perdersi” nel Salento, lasciarsi guidare dagli istinti e scoprire da soli i luoghi più incantati.

 

Intervista a cura di Egle Taccia

 

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The New Canzoniere Grecanico Salentino

DISCO
WORLD
tempo di lettura 3′

Una bottiglia di Coca-cola con dentro della passata di pomodoro – la copertina di questo Canzoniere, il nuovo album del torie-pugliesi”>Canzoniere Grecanico Salentino – è una metafora di molte cose. Volendo, della stessa world music: polpa “di tradizione” in una nuova confezione accattivante per il mercato di massa.

Eppure, dal momento che il Canzoniere Grecanico Salentino è oggi, molto probabilmente, il gruppo italiano più visibile sul mercato delle musiche del mondo, forte di apparizioni sui maggiori palchi americani ed europei e ampiamente recensito dai media, la copertina di Canzoniere potrebbe anche essere letta come il simbolo di un rilancio del gruppo con un’immagine meno oleografica, meno gonnelloni svolazzanti e piedi scalzi, menotaranta power e più “di sostanza”, più “pop” (in senso positivo) e meno “world (in senso negativo).

Sono interpretazione libere, naturalmente. Ma ascoltandoCanzoniere non si può non notare come l’asticella della musica si sia alzata, pure in gruppo che, dopo il suo rinnovamento generazionale intorno a Mauro Durante, ormai dieci anni fa (un quarto della storia del gruppo, nato quarantadue anni fa), sulla qualità di quanto suonava e degli strumentisti ha sempre puntato molto.

Canzoniere, in effetti, è un disco prodotto benissimo, nato a New York da collaborazioni con autori e produttori di peso della scena americana: il danese Rasmus Bille Bähncke (già con Sting), che mette mano alla battiatesca “Moi”, fra i momenti migliori del disco;Michael Leonhart (Bruno Mars, Lenny Kravitz) che collabora sulla melodia a presa rapida di “Ientu”; Steve Skinner (Diana Ross e Celine Dion) che mette le mani in “Con le mie mani”; Scott Jacoby (Coldplay, John Legend, Vampire Weekend) cui si deve l’ipnotica “Lu giustacofane”. Con in più, bonus, la chitarra di Justin Adams, la voce di Piers Faccini e il violoncello Marco Decimo.

Molte idee musicali, bei suoni, cori curatissimi (con le voci di Alessia Tondo, Emanuele Licci, Giancarlo Paglialunga), un uso – finalmente! – intelligente e originale dei field recordings… Un disco che è davvero un salto in avanti in termini di produzione per la scena italiana. E fa ben sperare che si possa fare in Italia della buona musica folk-world (chiamatela come volete) per un mercato “di massa” senza adagiarsi (troppo) sui soliti cliché mediterranei e globalisti. Quarantadue anni dopo, un Nuovo Canzoniere Grecanico Salentino: speriamo possa presto vantare innumerevoli tentativi di imitazione.

Il Canzoniere Grecanico Salentino sarà in tour in tutto il mondo da novembre: partenza da “casa”, a Lecce, il 16 e 17 novembre. PoiParigi (29 novembre), Berlino (30 novembre), Firenze (1 dicembre),Mestre (2 dicembre), Roma (3 dicembre), Tallin (5 dicembre), Pärnu(6), Jõhvi (7), Tartu (8), Bruxelles (9), Milano (10), Londra (15).

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Canzoniere is the Pizzica that opens up to the world

No Review – “Canzoniere” del Canzoniere Grecanico Salentino è la pizzica che si apre al mondo

Il Canzoniere Grecanico Salentino, gruppo di musica popolare salentina fondato nel lontano 1975, torna con un nuovo album, pubblicato il 27 ottobre su etichetta “Ponderosa”, dal titolo rappresentativo “Canzoniere”.

L’album, che viene definito un “raccolto” di canzoni, è un viaggio intorno al mondo con sonorità che spaziano tra moderno e tradizione. Ci sono i tamburi, c’è la pizzica, la taranta, ma anche tanti strumenti elettronici, che si fondono con il sound tipico del CGS in maniera impeccabile, segno di un lavoro attento e meticoloso, mai ridondante. Non c’è niente di stucchevole, insomma. È come se Lecce incontrasse New York, ci dicono, come se ci trascinassero in uno di quei lunghi viaggi che hanno portato la formazione a divenire una delle maggiori esponenti italiane della world music.

Per meglio comprendere la portata dell’album, vi anticipo che per “Canzoniere” sono stati scomodati grandissimi nomi del panorama mondiale quali Joe Mardin, figlio del celebre Arif, produttore dell’Atlantic Records (ha lavorato con Norah Jones e Aretha Franklin, per capirci) che ha firmato la produzione del disco, e Joe LaPorta, vincitore di un Grammy per “Blackstar” di David Bowie, che è stato invece l’ingegnere del suono per il mastering. Già questi nomi, per chi ha avuto modo di vederli all’opera, sono indicativi di quanto sia ambizioso questo album, nel quale la formazione ha deciso di prendersi qualche azzardo.

“Quannu Te Visciu” apre il disco con un ritmo trascinante e un loop ossessivo; frutto di quell’incrocio tra vecchio e nuovo di cui vi parlavo, è un brano difficile da togliersi dalla testa e rappresenta la sintesi perfetta di tutto quello che possiamo trovare nell’album. Subito dopo il sound si rilassa, ci si avvicina alla natura fermandosi ad ascoltare il vento (“Ientu”).  “Lu giustacofane” parla della propria terra, di tutto il male che ha subito, della voglia di proteggerla dalla mano degli speculatori e dalle aggressioni esterne. “Con le mie mani” vede le percussioni al centro della scena. Il disco poi prende fiato e si perde nella dolcezza di “Tienime”, quasi una lettera d’amore affidata al vento, uno dei pezzi più coinvolgenti del disco. Si torna alla tradizione e ci si scatena in “Pizzica de sira”, dove la band si aggrappa alle proprie radici e alle sonorità tradizionali salentine. A questo punto i toni si scuriscono e ci addentriamo nell’antico rituale greco dell’altalena con “Aiora”, pezzo in cui vi è un bel crescendo di strumenti popolari che si incrociano alla perfezione con la chitarra elettrica di Justin Adams. “Subbra Sutta”, dove risplende la voce di Piers Faccini, il cui inglese si incrocia con il salentino, è un bellissimo momento di colore che ci porta verso il finale che si fa scuro con “La ballata degli specchi”, poi dolcissimo con “Sempre cu mie”, per esplodere infine nei colori di “Intra la danza”.

“Canzoniere” è l’ennesima prova di forza del Canzoniere Grecanico Salentino, uno dei nostri vanti musicali in tutto il mondo. Un bel viaggio della musica salentina in America, che la colora di bassi e influenze black, mantenendo però salde le proprie origini popolari. E’ colore e buio, tradizione e modernità, voglia di andarsene a scoprire il mondo tenendo stretta nel cuore la nostalgia per la propria terra.

Recensione a cura di Egle Taccia

 

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ARTRIBUNE about our collaboration with the artistic collective CASA A MARE

 

la nostra collaborazione con il collettivo di arte contemporanea Casa a Mare, che ha curato la copertina e i contenuti visivi del nostro nuovo album, finisce sulla prestigiosa rivista d’arte specializzata ARTRIBUNE!

qui l’articolo firmato Claudia Giraud.